sabato 19 aprile 2008

WEB PERSONALIZZAZIONE .........DA IDENTITA' PERSONALE ... A ... IDENTITA' ELETTRONICA

WEB PERSONALIZZAZIONE – da identità personale..a.. identità elettronica -

L’intento del nostro lavoro è quello di entrare nel mondo della personalizzazione web, partendo da una descrizione sommaria delle tecniche oggi a disposizione dei network per la tracciabilità degli utenti fino a giungere, nell’ultima parte alla ricerca empirica su di un motore di ricerca, attraverso il quale cercheremo di capire come esso reagisce alle nostre interazioni virtuali e come si adatta ai nostri gusti, ci classifica e in base a ciò, che cosa ci propone.

Affronteremo poi la definizione dell’ identità di una persona al fine di permettere un chiaro confronto tra quella che normalmente è la definizione di identità e la nuova forma di identità che è l’identità elettronica.
Cercheremo poi di spiegare cos’è la sorveglianza elettronica e il perché della sua esponenziale evoluzione e penetrazione nella vita di tutti i giorni tanto da comportare uno stravolgimento degli equilibri sociali fino ad oggi conosciuti, passando poi ad affrontare il problema del diritto alla privacy e come esso assuma rilevanza nell’Era dell’Informazione. Quale sia nei confronti dei cittadini il livello di attenzione delle istituzioni rispetto alla privacy.

Tecniche per la tracciabilità

Ogni individuo, volontariamente o involontariamente, ogni volta che si collega ad Internet, effettua un gran numero di scelte di navigazione, di opzioni, che generano una serie di informazioni che vengono automaticamente immagazzinate e raccolte dal sistema operativo.

Tutti i dati, attraverso un’attività di DATA MINING, vengono automaticamente esaminati ed analizzati con l’obiettivo di individuare correlazioni significative da un punto di vista commerciale. Questo processo di analisi costituisce una parte del complesso procedimento di profilazione degli utenti.

La PROFILAZIONE è l'attività per mezzo della quale una serie complessa di dati relativi ad utenti/clienti viene elaborata da specifici programmi per generare alla fine la segmentazione della propria utenza in gruppi omogenei di comportamento. I dati che possono essere presi in considerazione per la profilazione sono molteplici. Tra questi citiamo:
Ø la serie delle scelte di navigazione effettuate sul sito in esame dagli utenti unici identificati;
Ø la dichiarazione esplicita di preferenze e interessi ottenuta tramite procedure di registrazione o sondaggi;
Ø la raccolta di dati demografici;
Ø la risposta degli utenti identificati a promozioni o a contenuti particolari.

I sistemi di profilazione più avanzati mettono a disposizione del settore commerciale di un'azienda la possibilità di segmentare in gruppi la propria utenza sia manualmente, scegliendo i parametri da prendere in considerazione, sia automaticamente, in base alle capacità native del software utilizzato. In entrambi i casi, il valore aggiunto è dato dalle molteplici correlazioni che è possibile istituire tra i dati raccolti, al fine di ricavarne informazioni commercialmente utili.


Il PROFILING di un individuo può avvenire:

Ø In maniera Esplicita Si ottiene per mezzo di un'apposita procedura di registrazione, che implica l'invio tramite un modulo di dati personali da parte dell'utente. I dati inviati, archiviati in un' apposita base dati, forniranno una serie di parametri utili a segmentare in gruppi omogenei la totalità degli utenti registrati;
Ø In maniera Implicita È il tracciamento del comportamento di utenti anonimi nel corso delle loro visite ad un sito. Il tracciamento può avvenire sia tramite IP sia tramite cookie. L'insieme delle scelte di navigazione effettuate alimenta una base dati, da cui appositi programmi possono estrarre associazioni e correlazioni, in grado di segmentare la totalità degli utenti tracciati in gruppi omogenei.


Considerando anche questi ultimi fattori e concetti possiamo analizzare ed elaborare il concetto di Identità Elettronica definendola come “l’insieme delle informazioni di un utente distribuite sulle varie piattaforme ed applicazioni presenti nel sistema operativo, l’insieme delle caratteristiche essenziali e uniche di un soggetto sono ciò che è in grado di identificarlo” ovvero “la collezione degli attributi che definiscono ogni oggetto che rappresenta una risorsa all’interno di un sistema”.

Una delle grandi promesse di Internet è sempre stata quella di permetterci di fare on-line le stesse cose che possiamo fare nel mondo reale, anzi di poter effettuare le stesse cose con maggiore velocità e dinamismo, abbattere il fattore spazio/tempo.
Tutto questo però può avvenire se i diretti interessati si sentono sicuri nell’ambiente in cui stanno agendo e se hanno fiducia in chi si trovano di fronte.
La possibilità di identificare il mio interlocutore è un passaggio fondamentale per permettermi di avere fiducia.
Per poter gestire e “tutelare” tutte le identità elettroniche presenti nella rete è stato realizzato un sistema di Identity Management che dà la possibilità di creare, mantenere, proteggere ed analizzare ogni informazione riguardante le entità (persone e non) con cui esistono rapporti, la capacità di distribuire tali informazioni e le eventuali modifiche alle persone preposte e/o ai sistemi informatici che necessitano il loro utilizzo e contemporaneamente ne sono abilitati.
In pratica siamo di fronte ad identità con cui abbiamo un qualche tipo di rapporto e ad informazioni sulle entità stesse oltre a saper trattare queste informazioni, associandole in modo corretto, mantenendole integre, riservate e disponibili, dobbiamo però riuscire a tradurle in autorizzazioni sui sistemi informatici che sono alla base dei servizi che eroghiamo.

L’identità on-line di una persona è rappresentata da un insieme di informazioni ancora più articolato che comprende, oltre ai dati sulla persona, indirizzi di posta elettronica, registrazioni per l’accesso ai vari siti web, informazioni di varia natura scritte o segnalate da qualcun altro.
Qualsiasi soggetto, qualsiasi identità elettronica deve essere assicurata e protetta, ed i sistemi di Identity Management hanno come componente fondamentale ed importante un solido meccanismo di autenticazione (password, certificati digitali, ecc.).


La gestione dell’identità elettronica è un tema rilevante sia per chi la gestisce sia per chi ne è titolare:

Ø Chi gestisce un sistema di identity management lo fa per mantenere il controllo e garantire la sicurezza degli accessi;

Ø Chi possiede un’identità elettronica desidera tutela sulla Privacy dei propri dati, desidera garanzie sul corretto uso, desidera sicurezza contro il furto della propria identità.

Saper gestire l’identità elettronica è diventata una condizione necessaria per poter sfruttare appieno i circuiti elettronici della cittadinanza, della sicurezza e del consumo.
La mediazione elettronica comporta una progressiva scomparsa del “corpo”, della “fisicità” nelle relazioni, si riducono le interazioni personali.
Senza adeguate procedure di verifica dell’identità, ognuno può essere quello che dice di essere perciò sono stati messi in moto dei sistemi di “sicurezza” e di “controllo” per poter mostrare le proprie credenziali, la propria identità e poter accedere ad una transazione ed usufruire di un servizio.
I propri dati diventano una risorsa importante da scambiare nel mercato dei “dati personali” il cui valore viene trasformato da “valore d’uso” a “valore di scambio” (Castells – Galassia Internet).

Una volta definito un primo abbozzo del concetto di privacy e avendo introdotto le modalità per cercare di tutelarla nella navigazione in internet è necessario effettuare delle riflessioni sulle nuove tecnologie e sul loro utilizzo.
Le nuove tecnologie per l’informazione e la comunicazione possono essere viste e usate al tempo stesso sia come strumenti di libertà oppure di controllo.
Quando si parla di forme di controllo è naturale fare riferimento e creare collegamenti con il concetto di sorveglianza elettronica intesa come una delle forme e risorse principali di potere nell’era dell’informazione.
In una prima fase di analisi l’attenzione degli studiosi era rivolta alla minaccia per la privacy rappresentata dalla sorveglianza.
Con il passare del tempo e la continuazione degli studi è maturata e si è evoluta la definizione ed il concetto di sorveglianza.
La minaccia della privacy rappresentata dalla sorveglianza è compresa all’interno di trasformazioni sociali e politiche, non è la sola riservatezza dell’individuo ad essere messa in gioco nella società dell’informazione ma anche e soprattutto i tradizionali modi di integrazione e controllo sociale.
Gli studiosi hanno dimostrato come l’uso dei sistemi di sorveglianza elettronica nei vari ambiti sociali contribuisca a modellare la struttura delle opportunità e delle scelte degli individui.
La sorveglianza rappresenta una caratteristica fondamentale della modernità, essa non viene più interpretata o associata al concetto di spiare o osservare, quanto piuttosto al pensiero di classificare.
I sistemi di sorveglianza elettronica contribuiscono a strutturare la nostra vita quotidiana in modi particolari, arrivando a toccare aspetti centrali come la cittadinanza, l’integrazione sociale e la libertà di scelta.
Gli strumenti di sorveglianza elettronica sono vari, analizzando nel dettaglio la sorveglianza nel web, possiamo dire che è usata principalmente per scopi di marketing.
Le agenzie commerciali si strutturano combinando e fondendo le tradizionali forme di comunicazione di tipo unidirezionale (tipiche dei mass media) con forme di tipo multidirezionale (tipiche delle relazioni di comunità).
Queste nuove tecnologie facilitano la “sorveglianza di massa”.
Esistono varie tecniche di controllo usate per il monitoraggio dei dati personali nel web, Castells distingue le tecnologie di controllo in:

Ø Tecnologie di identificazione;
Ø Tecnologie di sorveglianza;
Ø Tecnologie d’investigazione.

Le tecnologie di identificazione servono per identificare e autenticare l’utente attraverso l’utilizzo di password e cookie (piccoli file di testo che i siti web utilizzano per immagazzinare alcune informazioni nel pc dell’utente).

Le tecnologie di sorveglianza svolgono una funzione di monitoraggio delle attività dell’utente.

Le tecnologie d’investigazione infine servono per costruire un database in cui convergono le informazioni provenienti dalle pratiche di identificazione e sorveglianza e quindi permettono di articolare la conoscenza dei singoli soggetti.

Nel caso della web personalization (metodo di selezione, classificazione e filtro degli oggetti del web attraverso il quale l’interazione tra l’utente ed il sito web è mediata) le tecnologie di controllo possono convergere e servire l’interesse delle agenzie economiche nella creazione di spazi d’interazione in cui si rafforza la dipendenza del soggetto dalle procedure di controllo.

Tra le tecniche più usate vi è la content based che ha la funzione di supportare il sito web nel fornire all’utente, anche a sua insaputa, servizi e contenuti personalizzati in base a scelte e preferenze espresse in precedenza.
Il controllo non è però limitato ad un solo sito web, ma anche la raccolta di informazioni sulle esperienze che l’utente ha avuto con altri siti.
Il problema reale è che la privacy dell’utente è costantemente minacciata poiché le informazioni riguardo alle transazioni effettuate sono scambiate e condivise dai vari siti.
Di recente si stanno sviluppando nuove tecniche di approccio che permettono al sito web di monitorare discretamente i movimenti dell’utente durante le interazioni ed adeguare i contenuti presentati in base ai suoi interessi presunti.
Sempre secondo Castells in Internet l’audience è un soggetto interattivo ovvero ha permesso la differenziazione e la trasformazione del medium da mero strumento di comunicazione di massa a strumento personalizzato.

Studi effettuati sui consumatori all’interno della rete hanno portato ad osservare che vi è la tendenza alla creazione e definizione di comunità costruite su interessi di consumo simili.
Le agenzie economiche analizzando il consumatore, i suoi gusti ed i suoi comportamenti sociali possono trarre informazioni utilissime per la creazione di nuovi prodotti ed idee o addirittura spunti per la creazione di nuovi segmenti di mercato.
Si assiste al design di domini digitali che si organizzano in catene di anelli di feedback la cui risorsa centrale sono i dati personali.

In questo senso internet assume sempre più le sembianze di uno strumento di sorveglianza. Il web diventa non solo un ricco network di siti interattivi ma anche un mezzo per intrappolare gli sprovveduti, per condizionare le scelte di coloro che ignorano il “lato oscuro” della rete. (Culture e Tecnologie del controllo - D. Calenda D. Lyon)


Con l’avvento dell’ e-commerce si è avuta una svolta “negativa” dal punto di vista della tutela della privacy su internet.
Un’impresa solitamente decide di entrare in Internet per ampliare i propri interessi ed il proprio giro d’affari ma gli introiti principali derivano inizialmente e principalmente da pubblicità e marketing. Nasce così una sorta di scambio di dati, le imprese ricevono dei proventi dai banner pubblicitari inseriti nei vari siti e consultabili dagli utenti e a sua volta i dati degli utenti vengono utilizzati per il marketing, per definire il profilo degli utenti. Ogni volta che consultiamo un sito internet generiamo e mettiamo quindi in circolazione una serie interminabile di nostre informazioni che possono essere utilizzate dalle varie imprese per definire profili di marketing.

A questo punto è lecito domandarsi se le imprese possono o meno utilizzare i nostri dati personali ma soprattutto perché un individuo spesso acconsente o rinuncia alla sua privacy pur di utilizzare ed esplorare un sito?
Da una parte le imprese giurano di utilizzare i dati degli utenti in forma aggregata e solo per definire profili di marketing, dall’altro la maggior parte dei clienti non nega l’utilizzo dei propri dati personali durante la navigazione. Perché?
I governi di molti stati hanno prodotto una legge a tutela della privacy dell’individuo, in base a questa legge le aziende non possono utilizzare i dati dei loro clienti senza esplicito consenso.
I vari siti a questo punto si sono attrezzati per aggirare la norma ed è nata la questione dello scambio di dati personali in cambio del privilegio di accesso ai contenuti dei vari siti. Una volta messo da parte il diritto alla privacy i dati personali diventano proprietà delle imprese, dei loro clienti ed in questa nuova industria di compravendita del comportamento e dei gusti privati le opportunità di business sono illimitate.

Identità personale

L’identità personale è tutto ciò che caratterizza ciascuno di noi come individuo singolo e inconfondibile, è la “nostra” personale e preziosa storia, la famiglia, le relazioni, la casa, il quartiere, il gruppo, la città, la nazione, la formazione scolastica, le esperienze, lo sviluppo delle competenze, le scelte personali, i valori, le reti di relazione, i ruoli agiti nel corso della nostra vita, la difesa istintiva del nostro io, della nostra identità appunto che è formata da tutto ciò che noi siamo quale “insieme concatenato” e complesso del nostro personale e assolutamente unico vissuto.
Così come ognuno ha un'identità per gli altri, ha anche un'identità per sé. Quella per gli altri è l'identità oggettiva, l'identità per sé è l'identità soggettiva.
L'identità soggettiva è l'insieme delle mie caratteristiche così come io le vedo e le descrivo in me stesso e agli altri. E’ l’essere presenti a noi stessi e agli altri, il nostro riconoscersi quotidiano, il tratto più distintivo unico e profondo, la nostra specifica biografia, il nostro essere dentro il gruppo, il nostro modo di sentire il legame che ci unisce agli altri, le abitudini, le tradizioni, i vincoli, la solidarietà, la memoria e la storia. L’identità soggettiva è la base che consente ad ognuno di noi di riconoscersi e di agire, di partecipare alla vita sociale. Essa costituisce il bagaglio più solido e profondo con cui sviluppare in modo originale e autonomo la propria biografia. Perdere l’identità o non vedersela collettivamente riconosciuta significa perdere punti di riferimento, la capacità di riconoscersi nella mappa sociale e di muoversi verso un obiettivo preciso con un progetto originale.
L'identità oggettiva di ciascuno, ossia la sua riconoscibilità, si presenta secondo tre principali modalità.
La prima modalità è l'identità fisica che è data soprattutto dalle caratteristiche somatiche (faccia, capelli, occhi ecc.) che permettono di non esser confusi con un'altra persona
La seconda modalità è l'identità sociale, ossia un insieme di caratteristiche quali l'età, la razza, il genere, la religione, la nazionalità, il territorio, la famiglia nucleare, la comunità, lo stato civile, la professione, il livello culturale, l'appartenenza ad una certa fascia di reddito.
La terza modalità è la personalità cioè lo stile costante del “mio “comportamento.


Identità Elettronica

Nella prima parte abbiamo detto che l’ Identità Elettronica è “l’insieme delle informazioni di un utente distribuite sulle varie piattaforme ed applicazioni presenti nel sistema operativo, l’insieme delle caratteristiche essenziali e uniche di un soggetto sono ciò che è in grado di identificarlo” ovvero “la collezione degli attributi che definiscono ogni oggetto che rappresenta una risorsa all’interno di un sistema”.
Quindi per identità elettronica si intende la proiezione elettronica degli attributi dell’identità fisica, anagrafica, sociale ed economica dell’individuo, definibile come la quarta identità, che in termini tecnici null’altro è che la nostra identità profilata attraverso una serie di algoritmi che all’interno dei data-base viene elaborata e catalogata per rispondere alle necessità di sviluppo dell’economia globale.
L’identità elettronica è senz’altro la più “nuova identità”, la meno “consapevolmente gestita e percepita” da chi la “agisce involontariamente” ma è sicuramente, come abbiamo visto, la più soggetta agli interessi del potere economico, e, nell’era di Internet, essa rappresenta il nuovo territorio di espansione del monopolio della new economy e del mantenimento del potere legittimo.
Internet non è nata nel mondo dell’impresa, ma da un esperimento di ricerca militare negli Stati Uniti, abbandonata dal mondo militare ha dato il via alla società dell’informazione, i suoi creatori pensavano di aver dato vita ad una piattaforma di comunicazione libera, senza limiti di tempo, di spazio e di controllo, ma la sua estensione al mondo dell’impresa cambia le carte in tavola.
L’avvento del computer che trasforma le attività umane e modifica le strutture cognitive dell’uomo, spazio, tempo, luogo, fa nascere nuovi settori economici prima sconosciuti, nascono imprese che forniscono servizi, non più beni tangibili, ma beni virtuali quali conoscenza e informazioni. Con la rivoluzione digitale si afferma una società in cui il bene di maggior valore sono proprio i dati.
Il cambiamento investe tutti i settori, nasce quello che Bauman definisce “capitalismo leggero”, non più un modello di produzione basato sul luogo di origine dell’azienda, ma un modello di produzione delocalizzato, dislocato in ogni possibile parte del globo. I capitalisti non hanno più bisogno di essere ancorati alla loro fabbrica. Il tempo e lo spazio si sono contratti, i computer e le reti telematiche consentono di attuare un controllo sempre maggiore sulla produzione ovunque questa si trovi e ovunque ci si trovi. Il controllo si attua sviluppando nuovi e più avanzati sistemi di sorveglianza che sempre più si estendono su ogni aspetto della vita quotidiana. Queste informazioni hanno un enorme valore per gli stati e per l’e-conomy.
La corsa al potere del dato ha generato lo spostamento degli equilibri di potere nell’ordine costituito della società, causando la perdita di potere assoluto da parte degli stati, sostituito da un potere diffuso, delocalizzato, trasnazionale e condiviso tra stati e network (definiti da M. Castells in Galassia Internet “piccole sorelle”) detentori delle informazioni.
Successivamente, dopo 11 settembre 2001 l’urgenza degli stati di garantire la sicurezza contro il terrorismo, ha fatto si che l’oggetto primario di interesse dello stato si spostasse dal Welfare State che ha caratterizzato le politiche sociali del XX secolo, alla Sicurezza, prima di tutto e a scapito di tutto.
In nome della sicurezza si è assistito alla sviluppo esponenziale della sorveglianza elettronica.

Sorveglianza elettronica

Nella prima parte abbiamo dato un resoconto di taglio più tecnico, proviamo ora a spiegare da un punto di vista sociale cos’è la sorveglianza elettronica e quali sono le sue ricadute ?
E’ l’insieme delle tecnologie elettroniche che sono il motore della new economy e che attraverso l’alleanza tra detentori/possessori delle tecnologie e gli stati hanno consentito la riorganizzazione del potere degli stati.
La nostra libertà è perennemente sotto alta sorveglianza elettronica. Le tecnologie informatiche hanno permesso di aumentare ciò che gli specialisti chiamano la nostra "tracciabilità". Le nostre attività, conversazioni, gusti e centri d'interesse lasciano delle tracce nei numerosi sistemi informatici che gestiscono il nostro quotidiano. Tutti questi dati vengono compilati, centralizzati e memorizzati da organizzazioni pubbliche o private che possono riconoscere ad ogni istante il "profilo" di ogni individuo classificandoci.

Web – Privacy – Istituzioni

Manuel Castells, nell’affrontare il problema della fine della privacy dice:

"La libertà portata da Internet è stata salutata con tale entusiasmo che abbiamo
finito per dimenticare la persistenza delle attività autoritarie di
sorveglianza…… La trasformazione della libertà e della privacy su Internet è una
conseguenza diretta della sua commercializzazione
" ( da Galassia Internet M. Castells – 2001 Cap. 6 pagg. 163 - 165)

Nel web assistiamo quindi alla fine della privacy quale diritto di libertà garantito anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che al Capo II vi dedica ben tre articoli:

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

Capo II Libertà
Art. 6 ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.
Art. 7 Ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del
proprio domicilio e delle sue comunicazioni.
Art. 8 Protezione dei dati di carattere personale
1. Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano
2. tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la verifica
3. il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un’autorità indipendente.

Se l’uso di Internet ha come conseguenza la perdita del diritto fondamentale di libertà dell’individuo, il riconoscimento e il rispetto della sua privacy, (sancito da numerose costituzioni compresa quella italiana) siamo disponibili a rinunciarvi? E se sì, perché siamo disponibili a rinunciarvi? Ma soprattutto quanto siamo consapevoli di ciò a cui stiamo rinunciando? e quali sono dopo la commercializzazione di Internet le nostre aspettative di privacy?
L’argomento è oggetto di studio di numerosi sociologi che mettono sotto la lente di ingrandimento varie sfaccettature del problema, ma soprattutto avvertono del pericolo di perdita dell’integrità dell’ identità nella quale incorriamo se le istituzioni non pongono attenzione al problema della privacy riconoscendo l’importanza di garantire l’integrità della persona, del suo corpo fisico.

Il Garante della Privacy Stefano Rodotà durante la Lectio magistralis tenuta a Bordeaux
per la laurea Honoris causa ha dichiarato:


“…………. I ritmi della vita conoscono accelerazioni e mutamenti profondi.
La tecnologia libera la vita da antiche schiavitù, quelle dello spazio e del tempo, e questa e già realtà per milioni di persone. Internet non è soltanto il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto. E' un luogo dove la vita cambia qualità e colore, dove sono possibili l'anonimato e la moltiplicazione delle identità, la conoscenza e I'ubiquità la libertà piena e iI controllo totale. In rete ognuno può essere davvero "uno nessuno e centomila" come diceva Luigi Pirandello, e vedere realizzata l'aspirazione dello Zelig di Woody Allen:
"Vorrei essere tante persone. Forse un giorno questo si avvererà".
La grande trasformazione tecnologica cambia il quadro dei diritti civili e politici, ridisegna il ruolo dei poteri pubblici, muta i rapporti personali e sociali, e incide sull'antropologia stessa delle persone. Quali sono le dimensioni della libertà nell'età della scienza e della tecnologia?E' giusto invocare la protezione della vita privata, ma non basta. Il nostro modo di vivere é divenuto un flusso continuo di informazioni, inarrestabile, che noi stessi alimentiamo per avere accesso a beni e servizi. La trasparenza sociale ci avvolge. Le tecnologie dell'informazione non solo si impadroniscono della nostra vita, ma costruiscono un corpo elettronico, l'insieme delle nostre informazioni personali custodite in infinite banche dati, che vive accanto al corpo fisico. Il doppio corpo non è più solo quello del Re medievale, di cui ci ha parlato Ernst Kantorowicz. E', ormai attributo di ogni cittadino”
(Ndr: ripreso da l'inserto "Cultura" de la Repubblica di venerdì 28 ottobre 2005)

Questa dichiarazione ci aiuta a rispondere al primo e secondo quesito:
siamo disponibili a rinunciare alla privacy? Se si perché?
Si, siamo disponibili a rinunciare alla privacy perchè il nostro mondo è il mondo del flusso continuo di informazioni inarrestabile e irrinunciabile che noi alimentiamo più o meno consapevolmente per avere accesso a beni e servizi di natura sempre più veloce. Chi di noi sarebbe in grado di rinunciare al cellulare? Chi di noi si domanda se vorrebbe rinunciare alla possibilità di comunicare con tutto il mondo offerta da Internet? chi di noi potrebbe pensare di dover tornare nelle biblioteche reali per fare una ricerca o ancora più semplicemente di usare il vocabolario cartaceo per cercare il significato di una parola? Queste azioni sono diventate desuete in pochissimi anni, la velocità dell’informazione è ormai una componente implicita della società. Nel lavoro, nel tempo libero, nelle interazioni, ovunque essa è ormai assimilata. Tornare indietro non è un opzione valutabile né disponibile.
Passando allora al terzo quesito e cioè quanto siamo consapevoli di ciò a cui stiamo rinunciando? il primo pensiero che ci viene in mente è che noi personalmente ne siamo “consapevolmente consapevoli” da quando abbiamo iniziato ad approfondire la materia, prima percepivamo il problema in modo superficiale, forse in forma latente, ma non avevamo gli strumenti di conoscenza adeguati ad una corretta visione del problema.
La consapevolezza ha generato come prima reazione chiusura, rifiuto totale, ricerca di isolamento dalla tecnologia invasiva. Poi proprio per quanto detto prima, tornare indietro non è un opzione valutabile, né disponibile, ci siamo chiesti:
chi, oggi, può scegliere un isolamento estremo per sottrarsi alla trasparenza assoluta alla quale ci stiamo sempre più adeguando?

Ci torna in aiuto ancora una volta il Garante della Privacy Stefano Rodotà che sempre durante la Lectio magistralis tenuta a Bordeaux afferma:


“Neppure l'isolamento fisico può essere sufficiente. ……….."la sola privacy che avete è nella vostra testa. E forse neppure in quella". Quel dubbio sta diventando una concreta, inquietante realtà……..:Si sviluppano le ricerche sulle impronte cerebrali, si mette a nudo la memoria individuale per trovate tracce che rivelino il ricordo di fatti passati e possano, quindi, essere assunte come prova di una partecipazione a quei fatti. ………..e la mente non è più un rifugio inviolabile………”(Ndr: ripreso da l'inserto "Cultura" de la Repubblica di venerdi 28 ottobre 2005)

Non bisogna dimenticare che la società dell’informazione è per sua stessa natura una società sorvegliata come ci avvisa D. Lyon in La Società sorvegliata. Tecnologie di controllo della vita quotidiana – 2002 -

“Le società che per le loro procedure amministrative e di controllo dipendono dalle tecnologie della comunicazione e dell’informazione sono società sorvegliate. Gli effetti di ciò sono percepibili nella vita quotidiana, la quale è strettamente monitorata come mai prima era successo nella storia”

E’ chiaro quindi che l’individuo non è più solo, non ha più un’identità unicovoca e unica, ma sfaccettata, spezzettata in frammenti di informazione che mettono a rischio l’integrità della persona, cambia il mondo intorno a noi, per il potere legittimo siamo, in nome della sicurezza, entità da tenere continuamente sotto controllo per ricondurle sui binari della normalità istituzionale.

“La folla non è più solitaria e anonima: è nuda.
Videosorveglianza, conservazione d'ogni traccia delle comunicazioni elettroniche, registrazione
implacabile d'ogni abitudine realizzano un controllo di massa, e così trasformano tutti i cittadini in sospetti. Ci avviciniamo pericolosamente all'"uomo di vetro" sempre visibile dai detentori del potere politico ed economico, con un rischio evidente per la libertà e la democrazia.
La legittimazione sociale della tecnologia, allora, non può essere affidata soltanto all'imperativo della sicurezza o alla logica dell'efficienza economica. Deve essere sempre misurata con il metro della democrazia e del rispetto della persona.”
Stefano Rodotà (Ndr: ripreso da l'inserto "Cultura" de la Repubblica di venerdi 28 ottobre 2005)

Siamo quindi entrati nell’era dell’informazione e della data-veglienza nessuno può sottrarsi al controllo, né forse è necessario, si tratta piuttosto di raggiungere una nuova consapevolezza che ci consenta di valutare i nuovi strumenti di potere in modo critico. Questa consapevolezza deve essere patrimonio diffuso, a disposizione di tutti, affinché non sia l’individuo costretto a diventare l’uomo di vetro, ma le istituzioni che devono essere trasparenti nei confronti dei propri committenti. Non si tratta di negare o sostenere la forza della tecnologia la chiave di lettura sta nel concetto e nell’azione di rispetto dell’individuo, di dare attuazione allo “strumento democratico” che è la privacy la cui rivoluzione, in Italia, ha avuto inizio nel 1997 con l’entrata in vigore della Legge 675/1996 che ha attribuito a ciascuno il potere di governo delle informazioni che lo riguardano. Si tratta di una complessa costruzione in continua evoluzione che ha lo scopo di reagire ad ogni forma di riduzionismo della dignità, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’individuo, ispirato da interessi settoriali o da miopia culturale.

Nella relazione annuale al Presidente della Repubblica del 2004 il Garante della Privacy S. Rodotà nello spiegare quali erano le linee guida che avevano mosso la sua attività di Garante ha scritto:



“Pensavamo di discutere soltanto di protezione di dati. In realtà ci stavamo occupando di temi che riguardano il destino delle nostre società, il loro presente e soprattutto il loro futuro………… Emerge un legame profondo tra la libertà, eguaglianza, democrazia, dignità e privacy, che ci impone di guardare a quest’ultima al di là della sua storica definizione come diritto ad essere lasciato solo”.

Senza una forte tutela delle informazioni personali rischiamo sempre più di essere discriminati per le opinioni, credenze religiose, condizioni di salute, appartenenza a partiti, sindacati, movimenti ecc. Senza una forte tutela del “CORPO ELETTRONICO” la libertà personale è in pericolo, si incrementano le spinte verso la costruzione di una società della sorveglianza, della classificazione, della selezione sociale. Condizione essenziale per essere inclusi nella società della partecipazione, della libertà, della dignità, è sapere. Sapere, come diceva Bacone, è potere.

Attraverso la privacy, o meglio attraverso il rispetto della privacy, possiamo entrare in contatto con questo nuovo potere del sapere per continuare a svolgere attivamente quel ruolo di “sviluppatori della società” che nella storia l’uomo ha sempre agito nel corso della sua evoluzione da protagonista.

Identità elettronica, sorveglianza elettronica, discriminazione sociale, capitalismo, potere legittimo, dignità, libertà, conoscenza, tecnologia avanzata, potere del dato sono gli attori principali della nuova sfida che sta caratterizzando il nostro secolo. L’elemento comune che li ha generati è stato l’avvento di Internet, attraverso il suo uso, l’adattamento e la trasformazione che ognuno di noi ha contribuito a determinare su questa nuova tecnologia globale, (l’uso del computer è l’estensione delle nostre attività giornaliere) ha attratto l’interesse del capitalismo globale.
Il potere del dato è stato percepito con grande intuito e capacità imprenditoriale dal capitalismo che con sorprendente flessibilità si è rafforzato e impadronito dello strumento.
Il controllo negli ambienti di lavoro è ormai elevatissimo (“la vostra privacy è già a zero, lasciate perdere.- Citazione di S. McNealy Amm. Delegato della Sun Microsystems – Galassia Internet M. Castells 2001 Cap. 6 pag. 165), i nostri movimenti sono tracciati, catalogati, decifrati, assemblati secondo codici a noi sconosciuti. I motori di ricerca hanno una capacità di penetrazione di controllo in grado di memorizzare la serie completa degli spostamenti degli utenti registrando i siti visitati e le preferenze di ciascuno (tecnologia double clik). L’immensa memoria dei database capace di contenere i dati personali di miliardi di utenti diffusi su tutta la supercie mondiale è sottoposta a controlli quasi inesistenti.
Nell’Era dell’Informazione davanti a noi abbiamo:

“……..mutamenti che toccano l’antropologia stessa delle persone. Siamo di fronte
a slittamenti progressivi. Dalla persona scrutata attraverso la videosorveglianza e le tecniche biometriche si può passare ad una persona modificata dall’inserimento di dispositivi elettronici, in un contesto che ci individua come “networked”, persone perennemente in rete, configurate in modo da emettere e ricevere impulsi che consentono di tracciare ricostruire movimenti, abitudini, contatti, modificando così l’autonomia delle persone. …..” come afferma S. Rodotà – Garante Privacy nel suo discorso a Bordeux nel 2005. (Ndr: ripreso da l'inserto "Cultura" de la Repubblica di venerdi 28 ottobre 2005)

Considerato tutto ciò dopo la commercializzazione di Internet quali sono le nostre aspettative di privacy?
E’giusto che un’azienda privata, come ad esempio Google detentrice della tecnologia double clik, possa diventare il centro delle informazioni del mondo senza obblighi e responsabilità rispetto al potere di cui è depositaria?
Manuel Castells in proposito afferma che la sovranità degli stati ha avuto inizio con il controllo delle informazioni che ora, a causa del potere condiviso sia con network sia con altri stati, si sta erodendo. Per questo gli stati cercano di neutralizzare il potere di crittazione da parte dei cittadini restringendo o mettendo al bando la tecnologia della crittazione che è lo strumento software per la sicurezza personale quando si utilizza la rete. Questi provvedimenti trasformano Internet da spazio di libertà a casa di vetro. Perdiamo la libertà e insieme a noi gli stati perdono sovranità in favore delle multinazionali detentrici della tecnologia.
In questo contesto una moltitudine di “piccole sorelle “, agenzie di sorveglianza ed eleaborazioni delle informazioni che registrano il nostro comportamento, formano un database che accompagna la nostra vita e ci “identificano”.
I profili che da questi dati possono essere ottenuti non siamo noi. L’individuo non è ciò che compra, che guarda, che mangia, che fa. L’individuo possiede un’interiorità che gli è propria. Per coloro che possiedono i nostri dati siamo soltanto un codice identificativo, un numero a cui corrisponde un determinato atteggiamento da manifestare nei nostri confronti.
La trasparenza e virtualità della nostra data-immagine, se questo sistema di controllo di Internet si svilupperà pienamente, comporterà la perdita totale della libertà.

“L’attacco globale alla privacy per ripristinare il controllo in un modello di sovranità condivisa garantisce i diritti di proprietà delle informazioni a scapito del loro utilizzo pubblico. Per tutelare i loro interessi, commercio e governi minacciano la libertà violando la privacy in nome della sicurezza.” M. Castells – Galassia Internet – 2001 - Cap. 6 pag. 173.


La risposta alla domanda iniziale, alla luce di quanto detto, è a questo punto scontata nelle condizioni attuali:
dopo la commercializzazione di Internet la nostra aspettativa di privacy è pari a zero. La consapevolezza è l’unica arma esistente affinchè sia possibile ripristinare una condizione simmetrica fra le forze in campo nella battaglia per la dignità dell’individuo e lo stra- potere del dato.

La tecnologia viene definita come la scienza che si occupa dello sviluppo di macchine e come tale è in continua crescita, in evoluzione continua.
I vari Stati, i vari Governi non possono trascurare o non considerare il progresso compiuto dalla tecnologia e gli effetti, positivi e/o negativi, che possono derivare da tale crescita, non possono soprattutto trascurare le grandi novità determinate dalla tecnologia dell’informazione e della comunicazione le quali incidono profondamente, modellano e modificano taluni aspetti della società.
I vari governi, ognuno relativamente alle proprie realtà e caratteristiche societarie, devono attuare delle decisioni tempestive ed intelligenti in materia di tecnologie in maniera tale da utilizzarle attivamente, sfruttarle per rafforzare la democrazia.

Nel tempo sono state maturate delle linee di analisi e di intervento:
Ø le tecnologie devono portare e aiutare i governi a diffondere il potere sociale e politico evitandone la concentrazione;
Ø evitare che le tecnologie si consolidono portando ad una democrazia plebiscitaria;
Ø evitare, per quanto possibile, che le tecnologie diventino solo e soltanto elementi di controllo invece che forme di libertà;
Ø evitare che le tecnologie incrementino le disuguaglianze già esistenti nell’assetto societario;

Considerato tutto ciò possiamo dire come afferma S. Rodotà, che anche l’era digitale ha i suoi sette peccati capitali e cioè:

Disuguaglianza;
Sfruttamento commerciale e abusi informativi;
Rischi per la privacy;
Disgregazione e disintegrazione della società;
Dissoluzione della democrazia;
Tirannia di chi controlla gli accessi elettronici;
Perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale.

(S. Rodotà I 7 peccati capitali di Internet (e le sue virtù) - 2007)

Tuttavia alle nuove tecnologie, in maniera particolare a quella dell’informazione e della comunicazione, non mancano le virtù, prima fra tutte la grandissima opportunità di dare voce ad una pluralità di soggetti, siano essi singoli individui o collettività, di dare a tutti la possibilità di produrre e condividere la conoscenza.
Proprio grazie a questa caratteristica la nostra società, la società del presente è stata denominata la “Società della conoscenza”.

Gli Stati, tenendo ben presente i lati positivi/negativi della nuova e complessa realtà devono porsi come obiettivo principale quello della custodia della libertà e dell’uguaglianza dei soggetti e dell’intera collettività.

Nella vita quotidiana però riscontriamo e ci imbattiamo continuamente in un uso delle nuove tecnologie quasi esclusivamente per il controllo dei cittadini.
Il singolo soggetto se consapevole e attento a questi aspetti solitamente reagisce in due maniere:

Ø Costruisce e sogna un mondo parallelo in cui maturano speranze di libertà;
Ø Vive continuamente con l’idea e la fobia dell’insidia della sorveglianza.

Le nuove tecnologie inoltre rischiano di produrre nell’assetto sociale nuove e aggiuntive disuguaglianze, nuove stratificazioni sociali (digital divide).
Il digital divide può essere scaturito, determinato e incrementato da vari fattori; per quanto riguarda la sfera di Internet il divario tra paesi sviluppati e meno sviluppati ad esempio non può essere esaminato prendendo in considerazione solo l’aspetto economico, sono altrettanto influenti e maggiormente determinanti aspetti e fattori sociali e culturali.
La conoscenza, l’istruzione, l’informazione, il grado di cultura di una società sono elementi che consentono ad un soggetto di accedere alle fonti, di diffondere, trasformare ed elaborare le informazioni ed il materiale raccolto.

Internet è il più grande spazio pubblico mai esistito, uno spazio senza luogo e senza tempo in cui possiamo trovare una fonte inesauribile di conoscenza e consapevolezza che anziché fluire libera come era negli ideali dei suoi creatori tenta di essere controllata centellinata, censurata e “nascosta” da potere politico e potere economico.

Nell’affrontare l’argomento siamo rimasti “schiacciati” dalla sua importanza, ci ha costretto a lunghe riflessioni e confronti che ci hanno portato a maturare la convinzione che attraverso la conoscenza della sorveglianza elettronica, della web personalizzazione, del digital divide, del data mining, della profilazione, ecc. passa la ri-appropriazione della dignità e libertà dell’uomo, che solo la massima diffusione dell’utilizzo che della tecnologia e dei dati che produce viene fatto da entità che si considerano “superiori”, possiamo riappropriarci della nostra “dignità sociale”, della nostra identità, della nostra privacy.


PROVARE PER CREDERE!

Procedere alla ricerca empirica ha voluto dire cercare di capire cosa dovevamo osservare e come osservarlo perché:
Tutti i computer sono originariamente e automaticamente impostati per ricevere cookie e conservarli fino alla scadenza;
Quindi come fare a vedere i cookies? Solo se si hanno “buone” competenze informatiche, sicuramente superiori all’uso quotidiano come strumento di scrittura o di ricerca, si può accedere alla loro visualizzazione ;
Nonostante si sia riusciti a impostare la visualizzazione dei cookie durante la navigazione bisogna essere “attenti osservatori” dell’evoluzione delle proposte commerciali che automaticamente il provider, a nostra insaputa, ci propone.

Fatta questa premessa, che secondo noi era doverosa perché per riuscire a “vedere i cookies” abbiamo usufruito del supporto di un amico molto più esperto di noi in informatica, la nostra ricerca si è svolta sui provider Alice e La Repubblica.

ALICE - Al momento dell’accesso il provider per quattro volte ha inviato il messaggio di richiesta di autorizzazione per l’invio di cookie che erano tutti di Alice. La quinta volta la richiesta di invio di cookie era invece it.imrworldwide.com che per ben ulteriori otto volte ci ha richiesto l’autorizzazione all’accettazione dei suoi “biscottini”. Siamo andati a cercare di capire chi fosse it.imrworldwide.com e abbiamo scoperto che è un server spyware specializzato in ricerche di mercato, siamo andati puù a fondo seguendo le “tracce” e ci siamo trovati su un altro spyware di ricerche di mercato nielsen/netrating.

LA REPUBBLICA - Entrati sul portale di Repubblica per ben 11 volte in pochi secondi abbiamo scaricato altri cookie. Tra le proposte commerciali presenti sul portale abbiamo cliccato il banner della Opel ed i cookie ci hanno nuovamente invaso, rilevato che non si trattava di un banner molto interattivo siamo tornati sul sito di Alice.

ALICE - Questa volta Alice sorprendentemente anziché farci visualizzare il suo portale esclusivo ci ha dirottato su VIRGILIO by Alice dal quale in modo automatico si è aperto il link di MEDIAWORLD proponendoci macchine fotografiche digitali, videocamere e cellulari.
Abbiamo scelto in prima battuta di cliccare l’argomento viaggi per ampliare e arricchire le informazioni sui nostri gusti e successivamente in modo istintivo l’immagine dei Simpson che era collegata ad una carta di credito.

LA REPUBBLICA - Tornati nuovamente sul sito di Repubblica osservando attentamente i vari banner con stupore avevamo a nostra disposizione in primo piano Banca Intesa San Paolo, Credito Cooperativo e in basso al sito proposte di viaggi e telefonia.

Siamo stati testimoni nell’ultimo accesso della personalizzazione del sito di Repubblica in base ai nostri presunti “gusti”, siamo stati automaticamente profilati.


Nelle Istituzioni che dovrebbero difenderci/tutelarci si intravedono dei movimenti rivolti alla “regolamentazione” dell’uso dei “nuovi dati” ma non nutriamo fiducia assoluta.

Abbiamo però la speranza di essere riusciti a smuovere la “coscienza” di almeno uno di voi e di aver dato avvio al percorso di consapevolezza auspicabile che è stato il filo conduttore della nostra relazione.